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Benvenuto nel sito ufficiale www.errorigiudiziari.info

Questo sito è stato realizzato da Mariano Pitzianti, per spiegare in breve come funziona la revisione del processo (o del Giudicato) e una seria collaborazione tra professionisti  per una Giustizia Giusta.
Questo mezzo di impugnazione può essere proposto senza limiti di tempo solo dopo le sentenze di condanna e dei decreti penali di condanna divenuti irrevocabili e siano sopravvenute o scoperte nuove prove a favore dei condannati.

La richiesta di revisione del processo (o del Giudicato), ex art. 630 c.p.p.  lettere a), b), c), d) deve tendere ad ottenere una pronuncia assolutoria ai sensi degli artt. 529, 530, 531 c.p.p., anche nelle ipotesi di ragionevole dubbio ispirate al principio in dubio pro reo ( Cfr. Cass. Pen., sez. I, sentenza n. 25678/2004). In caso di patteggiamento il parametro di riferimento deve essere solo il proscioglimento ex art. 129 c.p.p. (Cfr. Cass. Pen., sez. VI, sentenza n. 31374/ 2011).

L’ipotesi di revisione introdotta da C. Cost. sentenza n. 113 del 2011, invece, è teleologicamente orientata alla riapertura del processo penale interno, legata ad una decisione definitiva della Corte EDU indicante la non equità convenzionale della pronuncia interna, mantenendosi come unico limite per la decisione finale il divieto di reformatio in peius.

Il principio immanente, ricavabile dalle finalità ut supra, è quello del favor rei, anche nel suo corollario del favor innocentiae, motivo per il quale non è permessa, comunque, una revisione contra reum.

La sentenza di revisione è ricorribile per Cassazione.

L’ordinanza d’inammissibilità, o la sentenza che rigetta la richiesta di revisione, non pregiudicano il diritto di presentare ulteriori istanze, purché innovative, ma comportano la condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie lato sensu. La Corte d’appello, in caso di proscioglimento, ordina la restituzione delle somme pagate e dei beni confiscati ex art. 639 c.p.p. Diverso è il procedimento di riparazione dell’errore giudiziario che segue la disciplina di cui agli artt. 643 e ss. c.p.p.

I soggetti legittimati alla richiesta di revisione sono :

– il condannato;
– un prossimo congiunto ex art. 307 comma 4 c.p. del condannato;
– il tutore del condannato;
– l’erede o il prossimo congiunto del condannato deceduto;
– il Procuratore generale della Corte d’appello nel cui distretto fu pronunciata      la sentenza di merito poi passata in giudicato.
-In caso di morte del condannato dopo che la richiesta di revisione è già stata presentata, il giudizio è proseguito da un curatore nominato dalla Corte d’appello

Il Giudice competente

Il giudice competente a decidere è la Corte d’appello individuata sulla base dell’art. 11 c.p.p. rispetto a quella corrispondente al distretto comprendente il giudice che ha emesso la sentenza di merito poi passata in giudicato.

Il presupposto per poter trattare dell’istituto della revisione del giudicato penale è qualificare quest’ultimo.

Forma della richiesta e il procedimento di revisione penale

La richiesta, ai sensi dell’art. 633 c.p.p., va presentata personalmente o per mezzo di un procuratore speciale ex art. 122 c.p.p. e deve contenere “l’indicazione specifica delle ragioni e delle prove che la giustificano” ed essere presentata ad eventuale atti e documentazione, presso la cancelleria della Corte di Appello individuata in base ai criteri dell’art. 11 c.p.p..

La Corte, con ordinanza, potrà in qualunque momento disporre la sospensione della pena o della misura di sicurezza (art. 635 c.p.p.).

Per quanto riguarda il giudizio di revisione l’art. 636 c.p.p., “dopo aver precisato che il presidente della corte emette decreto di citazione ai sensi dell’art. 601 c.p.p.”, stabilisce che per la revisione si osservano le disposizioni che regolano gli atti preliminari al dibattimento e il dibattimento (Libro VII, Titolo I e II) per quanto compatibili.

Fatta eccezione per il caso in cui vi sia una declaratoria di inammissibilità (art. 634 c.p.p.), il giudizio di revisione termina con sentenza di accoglimento o di rigetto (art. 637 c.p.p.).

Nel primo caso “il giudice revoca la sentenza di condanna o il decreto penale di condanna e pronuncia il proscioglimento indicandone la causa nel dispositivo”.

Nel secondo caso, il giudice condanna la parte che ha presentato la richiesta di revisione al pagamento delle spese processuali e, qualora fosse stata disposta la sospensione della pena o della misura di sicurezza, dispone che ne riprenda l’esecuzione.

In ogni caso, la dichiarazione di inammissibilità della richiesta o la sentenza di rigetto non precludono all’istante il diritto di presentare una nuova richiesta basata su elementi differenti (art. 641 c.p.p.).

Se invece vi è stata sentenza di accoglimento, il soggetto interessato ha la facoltà sia di richiedere che la stessa sia affissa, per estratto, nel comune in cui era stata pronunciata la sentenza di condanna e in quello dell’ultima residenza del condannato, sia che l’estratto della sentenza sia pubblicato su un giornale da lui stesso indicato (art.642 c.p.p.). Le spese per le pubblicazioni vanno a carico della cassa delle ammende.

La riparazione

L’art. 643 c.p.p. prevede inoltre, per colui che è stato prosciolto a seguito della domanda di revisione, il diritto ad una “riparazione commisurata alla durata della eventuale espiazione della pena” nonché alle conseguenze personali e familiari che ne sono derivate. Il tutto se non ha determinato l’errore giudiziario per dolo o colpa grave.

Tale diritto alla riparazione nel caso in cui il condannato muoia, si estende al coniuge, ai discendenti, agli ascendenti, ai fratelli, alle sorelle e agli affini (art. 644 c.p.p.).

La domanda di riparazione

La domanda di riparazione deve essere proposta, personalmente o per mezzo di un procuratore speciale, entro due anni dal passaggio in giudicato della sentenza di revisione a pena di inammissibilità e va presentata per iscritto, insieme ai documenti ritenuti utili, presso la cancelleria della Corte di Appello che ha pronunciato la sentenza (art. 645 c.p.p.).

La Corte di Appello deciderà sulla domanda di riparazione in camera di consiglio (art. 646 c.p.p.).

Per saperne di più proponi il tuo caso scrivendo a : segreteria@errorigiudiziari.info